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Isola di Favignana
 
Coi suoi 19 chilometriquadrati di superficie, distante circa 9 miglia marine da Trapani, Favignana, la più grande delle Egadi, è definita anche la Grande Farfalla sul Mediterraneo per la sua caratteristica conformazione: al centro le colline di Punta Grossa, Punta Campana e Monte Santa Caterina (314 m) ed ai due lati le piane del "Bosco" ad ovest e della "Piana" ad est.
Fu chiamata Katria - Aegusa o Aetusa (in onore della ninfa che abitava queste terre) - Gazirat'ar Rahib (dall'arabo Isola del Romito o del Monaco) e finalmente Favignana (dal caldo vento occidentale "Favonio").
Ritrovamenti archeologici nella zona di S. Nicola, di una necropoli nella zona della Torretta, rievocano la presenza umana nell'isola fin dalla preistoria.
Entrata di diritto nella storia per essere stata teatro di battaglia della prima guerra Punica (241 a.c.), la leggenda vuole che i più aspri combattimenti tra le flotte Cartaginesi e Romane si siano svolti nelle acque antistanti quel tratto di costa che, per il sangue versato dai caduti nella lotta, venne denominato "Cala Rossa".
Al periodo fenicio - punico si devono i numerosi ritrovamenti di ancore lungo le coste dell'Isola.
Di posizione strategico - militare ottimale, Favignana fu nei secoli a venire di dominazione Romana e dopo la caduta dell'Impero, di dominazione saracena; sotto tale dominazione risulterebbero edificate le tre torri di avvistamento (a cui si presume sia ispirato il simbolo di rappresentanza del Comune) di Santa Caterina, San Leonardo e Torretta.
Di quest'ultima sono visibili ancora i ruderi, mentre per le altre i restauri e le trasformazioni in epoca Normanna ne fecero il Forte di Santa Caterina ed il Forte di San Leonardo; nello stesso periodo per volere degli stessi Normanni fu edificato il Forte San Giacomo e fu intrapreso un maggiore sviluppo nella pesca del tonno.
Ai Normanni seguirono gli Angioini, gli Aragonesi e gli Spagnoli.
Nel 1637 l'arcipelago delle Egadi venne ceduto da Filippo IV al marchese Camillo Pallavicino di Genova, che mediante costose opere di bonifica rese i territori di Favignana coltivabili e quindi ne garantì il popolamento.
Grazie alle concessioni enfiteutiche degli stessi Pallavicino, ebbe a svilupparsi il primo centro urbano nell'isola, più precisamente in località Sant'Anna; nel contempo vennero realizzati grandi depositi e la chiesa parrocchiale (Chiesa Madrice) decentrata rispetto al Forte San Giacomo, per lasciare a quest'ultimo libera la vista sul mare.
Durante l'occupazione borbonica, Favignana fu tristemente nota per le proprie carceri entro le mura del Forte San Giacomo e del Forte di Santa Caterina, nonché del Castello di Punta Troia (a Marettimo), ove vi furono imprigionati oppositori politici quali Giovanni Nicotera e Guglielmo Pepe e ciò fino all'unificazione d'Italia per opera di Giuseppe Garibaldi, che si narra sia passato prima da Favignana per poi raggiungere Marsala.
Dopo l'unificazione d'Italia, quello che ha più caratterizzato la storia di Favignana così come per tutto l'arcipelago, è strettamente legato alla Famiglia Florio.
Fu per opera di questi che Favignana raggiunse il culmine della modernizzazione alla fine dell'ottocento; in effetti pur avendo Vincenzo Florio rinunciato nel 1859 a tenere in gabella le Tonnare di Favignana e Formica, l'erede di quest'ultimo, Ignazio Florio, il 7 marzo 1874 acquista le Isole di Favignana - Levanzo - Marettimo - Formiche e le loro tonnare e mari ed investendo ingenti capitali nella pesca del tonno, nella modernizzazione dello stabilimento per la lavorazione e conservazione di quest'ultimo, conta di ricavarne un congruo utile, cosa che non tarda ad avverarsi a buon rendere dello stesso e dell'intera comunità isolana.
La chiusura dello stabilimento, ormai da diversi anni, la scarsità del tonno pescato, pesca che pur tra mille difficoltà continua un po' per tradizione un po' per necessità, lasciano il rimpianto e la nostalgia di un glorioso passato.
 


 
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